Presentazione

 

La sera del 17 febbraio 1979 presso la sala civica di Palazzo Manzoni a Barzio all’importante e significativa presenza di Riccardo Cassin veniva costituita la Sottosezione di Barzio del Club Alpino Italiano, Sezione di Lecco.

Incaricato presidente subito dopo l’assemblea costitutiva è Oreste Ruffinoni, suo Vice Giovanni Minonzio, completano il consiglio direttivo Luciano Segatel, Mario Minonzio, Luigi Grassi, Fabio Pozzoni, Livio Doniselli, completano l’organigramma altre persone che volontariamente si impegnano alla promozione dell’ associazione. Gli intenti iniziali che i promotori si propongono, sono dagli stessi definiti “modesti”, ma la speranza di tutti è di avviare quanto prima un’attività con il contributo in modo particolare dei giovani, dai quali ci si aspetta una “certa spinta” dopo che il numero di adesioni (indubbiamente significativo) ha confermato che della nascente realtà associativa del C.A.I. sul territorio se ne sentiva la mancanza.

 

Già prima di quella data, alcuni dei soci fondatori, iscritti allora nei ranghi del C.A.I. di Lecco, frequentavano la montagna, sia quella fuori dalla porta di casa che quella più lontana e blasonata raccogliendo esperienze tecniche e personali affiancati a noti alpinisti del gruppo dei “Ragni”. Nel 1979 alcuni soci svolgono una notevole attività nel gruppo del Monte Bianco salendo in pochi giorni diversi itinerari importanti e che culmina con il raggiungimento della vetta.

 

Con molta pazienza e molta calma negli anni seguenti quello che si è seminato ha cominciato a presentare i suoi frutti, diversi giovani coinvolti dai più esperti “vecchi” del gruppo, cominciano a praticare la montagna, vengono organizzati dei semplici corsi di avviamento alla montagna dai quali senza falsa modestia sono usciti alcuni personaggi che in seguito hanno lasciato il segno su diverse montagne nel mondo.

 

Agli inizi degli anni 80 la sempre più assidua frequentazione del Gruppo Campelli da parte di alpinisti provenienti da tutta Italia ha stimolato gli uomini del C.A.I. Barzio a impegnarsi in un lavoro di recupero, manutenzione e catalogazione di trenta itinerari alpinistici fra più belli presenti.

 

Nel 1986 usciva la prima ed unica edizione di una piccola ma completa guida che raccoglieva tutto il lavoro svolto, In seguito sono state attrezzate due ferrate: “il sentiero attrezzato Mario Minonzio” e la “Ferrata Pesciola”  tutto ciò ha contribuito ad ampliare ed a far conoscere la potenzialità del gruppo dello Zuccone Campelli al resto dell’ambiente alpinistico.

 

I tempi corrono e le ambizioni si fanno più importanti, le tecniche cambiano le distanze si avvicinano e all’interno della sottosezione si guarda a posti più lontani, nel 1988 viene organizzata una spedizione alla Cordillera Blanca in Perù, vengono salite con successo alcune cime fra cui l’Artensonrayu (6025 mt.). Alcuni soci carichi di questa esperienza, negli anni successivi si sono organizzati individualmente ma sempre patrocinati dal C.A.I. Barzio, per affrontare spedizioni sempre più importanti, si ricorda il successo della salita dell’Alpamayo (5947 mt) nelle Ande e i tentativi del 1991 al Manaslu (8163 mt.), 1994 all’Everest (8848 mt.), 1997 al Shisha  Pangma (8064 mt.), il monte Kenia in Africa, il monte Damavand (mt. 5700) in Iran.

In Italia e sulle montagne dell’arco alpino l’attività dei soci prosegue con notevoli successi, alcune esperienze da ricordare sono: Il Monch, la Joungfrau nell’Oberland Bernese, la Piramide Vincent, la Punta Giordani, il Balmenhorn, il Braithorn  il Corno Nero, il Monte Rosa, il Monte Castore il Monviso, il Pizzo Badile il Monte Zebrù, il Pizzo Bernina e il Gran Zebrù, da segnalare inoltre diverse salite sulle pareti più importanti delle Dolomiti, per concludere con puntate agli antipodi nazionali al Monte Etna e al Gran Sasso.

 

Questi successi sono stati ottenuti grazie alla preparazione tecnica e atletica  che i nostri soci hanno potuto effettuare frequentando e allenandosi sulle pareti dell’Angelone e dello Zuccone Campelli che presenta le seguenti peculiarità che lo valorizzano e lo rendono importante a tal fine:

la relativa semplicità di avvicinamento, sia per chi arriva in funivia da Barzio o da Artavaggio oppure in automobile dalla Val Brembana,  la quota media non estrema che permette di affrontare in tutte le stagioni creste, pareti e canali, la molteplicità di itinerari con diverse difficoltà, dalla semplice ma non banale cresta Ongania, dove sono “venuti grandi” tutti gli allevi di molte scuole di alpinismo, alle numerose vie d’avventura, per finire alle più recenti vie “sportive”, la possibilità di scegliere l’esposizione solare più favorevole a seconda delle ore del giorno e delle stagioni, l’ottima qualità della roccia e la sicurezza dell’attrezzatura degli itinerari classici, la possibilità di realizzare nuove vie, il magnifico panorama che l’ambiente circostante ci offre, le numerose escursioni che si possono affrontare percorrendo sentieri alla portata di famiglie con bambini o di accaniti trecker, le numerose strutture d’accoglienza e la cordialità delle persone che le conducono.