Storia della Sezione di Lecco

Dalle origini ai giorni nostri

Campeggio al Civetta - 1935

Campeggio al Civetta - 1935

Campeggio al Civetta - 1935
Spedizione "Nord-Est Pizzo Badile" - Luglio 1937
Gita al Monte Bianco - 1938

Dalle origini ai giorni di fuoco (1874-1945)

Gli anni della Sezione di Lecco del C.A.I. sono ormai tanti. Le sue origini si fanno sempre più lontane e, ricordarle, si fa sempre più complesso e difficile. A queste origini poi, come del resto a tutti gli inizi, si fa riferimento per lo più dopo cicli di notevole consistenza, per cui in queste occasioni le distanze del tempo si ingrandiscono a dismisura. Sembrano di ieri le celebrazioni per il Centenario ed oggi siamo già ai Centoventanni.

Il primo secolo è stato ampiamente descritto nel bel volume appositamente pubblicato e curato da Aloisio Bonfanti: per dirne di più bisognerebbe esplorare ulteriormente gli archivi, intervistare i superstiti, stralciare i verbali. Ma forse non è questo il senso della storia e il tutto potrebbe magari contribuire solo a soddisfare una pur legittima curiosità.

È d'altra parte certamente importante utilizzare le ricorrenze del tempo per far tesoro della storia, anche solo con dei semplici richiami, per cercare di capire chi ci ha preceduto, in questo caso, nella nostra passione per la montagna e per Lecco e chi anzi è stato determinante a far sorgere questa passione anche in noi.

Amare la montagna, interessarsi a tutti i problemi che la coinvolgono, cercare e trovare le soluzioni è oggi una cosa naturale e ovvia: ma constatare questo non ci esime dal tributare riconoscimento ed ammirazione per chi, nei confronti della montagna, è partito da zero.

A questi uomini siamo debitori ed è giusto quindi che, almeno periodicamente, li ricordiamo, tenendo presenti nomi, date, avvenimenti che, nella loro scarna realtà, sono in grado di fare breccia nei nostri sentimenti ed essere di sprone alla nostra volontà.

 

 

 

I PRESIDENTI DEL C.A.I. LECCO

 

 

1874 ANTONIO STOPPANI

1874 GIOVANNI POZZI

1883 ATTILIO BOLLA

1884 GUIDO GHISLANZONI

1888 GIOVANNI POZZI

1890 MARIO CERMENATI

1925 ANNIBALE RAVASI

1938 UMBERTO LOCATELLI

1945 RICCARDO CASSIN

 

 

1958 FERRUCCIO GRASSI

1964 DINO MARONI

1973 RICCARDO CASSIN

1980 GIANCARLO RIVA

1983 ANNIBALE ROTA

1989 GIUSEPPE CIRESA

2001 PAOLO BOGHI

2004 MARIO BONACINA

2010 EMILIO ALDEGHI

 

 

 

Giovanni Pozzi è il primo presidente "effettivo" della nostra Sezione, che viene ufficialmente riconosciuta il 30 giugno 1874. È un uomo pieno di passione per la montagna, quasi il simbolo di quei pochi che si rendono conto che, per far trionfare i valori che possono emergere a contatto con la montagna, è indispensabile riunirsi anche a Lecco in un club.

Associarsi significa ingigantire le potenze spirituali e fisiche dell'uomo, ed è questo il motivo che li determina a partire verso un'imprevedibile avventura: 19 soci all'inizio, 39 l'anno seguente, 20 nel 1878, 9 soltanto nel 1880. E che cosa si fa? Niente che colpisca la nostra fantasia: l'attività vera e propria si riduce all'organizzazione di gite sociali sui monti. Ma intanto 1'obiettivo è indicato: non è con 1'iniziare a frequentarla che si può conoscere la montagna, amarla, desiderare di viverla a più stretto contatto?

Fa perfino tenerezza leggere, nei resoconti di quei primi anni, con quanta semplicità, entusiasmo e soddisfazione vengano organizzate quelle gite e con quanta cura si scelgano ogni anno le cime da raggiungere!

Nel 1883 la Sezione prende una decisione determinante, sciogliendo 1'unione che Ia legava al gruppo lecchese degli appassionati del tiro a segno, ginnastica e scherma. È un passo importante, che viene sancito con una memorabile gita inaugurale al Resegone, la cui vetta viene raggiunta da 50 partecipanti. La Sezione è ora guidata da Attilio Bolla, ed il numero dei soci sta riprendendo lentamente quota: nel 1886 sono 37.

La città si è intanto accorta che sta nascendo qualcosa di nuovo e manifesta nelle occasioni più vistose la sua partecipazione e la sua simpatia. Alla presidenza succede nel 1884 Guido Ghislanzoni, mentre nel 1888 ritorna Giovanni Pozzi. Una breve presenza questa volta, perché il 20 ottobre 1889, a soli 39 anni, muore nella sua casa di Acquate. Uomo di cultura e di studio, Giovanni Pozzi segna, come fondatore, presidente ed animatore della Sezione del C.A.I. di Lecco, un punto di riferimento e la base logica di quello sviluppo che esploderà a partire dal 1890, quando alla presidenza viene chiamato Mario Cermenati.

Subito nel 1891 il numero dei soci raddoppia di col­po: sono ora 91, che guardano con attenzione all'intensificarsi delle gite escursionistiche sociali e alle attività propriamente alpinistiche di alcuni soci.

Si stabiliscono più numerosi incontri con le Sezioni del C.A.I. di Milano, Sondrio e Bergamo, a vantaggio di preziose esperienze.  Si avverte la necessi­tà di creare strutture di richiamo e di sicurezza sulla montagna emblematica di Lecco, il Resegone.  Per questo, superando enormi problemi, si dà l'avvio alla realizzazione della capanna che sarà inaugurata il 15 settembre 1895, dedicandola al più illustre amante lecchese della montagna, Antonio Stoppani, primo presidente "nominale".

Il successo della "Stoppani" spingerà ben presto a progettare un nuovo rifugio che possa accogliere "le numerose, comitive di alpinisti che si recano a perlustrare il gruppo interessantissimo dello Zuccone Campelli": la gestazio­ne del progetto è lunga e laboriosa, ma finalmente, il 2 5 settembre 1 9 1 0, la Capanna Lecco ai Piani di Bobbio diventa realtà.  Non siamo ancora arrivati all'alpinismo come viene inteso oggi, anche se alcuni soci, come Giuseppe Ongania, si mettono in evidenza con diverse ascensioni di rilievo.  Si è certi però di essere sulla strada giusta, quella che è in grado di avvicinare irresisti­bilmente i lecchesi alla montagna: ben 48 alpinisti nell'estate del 1911 rag­giungeranno con dieci cordate la Cima di Castello ed il ghiacciaio dell'Albigna, mentre nel settembre del 1912 altri 47 alpinisti prenderanno parte ad una serie di ascensioni dal Rosa al Cervino.

L’ottobre del 1899 aveva offerto l'occasione per festeggiare in modo solenne il venticinquesimo di fondazione.  Come poteva essere valutato il consuntivo di questi primi venticinque anni di attività?  Anche se sulle Alpi Occidentali e sulle rocce delle Dolomiti si faceva ormai da tempo del vero alpinismo, alla Sezione di Lecco non si soffriva certo di nessun senso di inferiorità.  Questo in certo modo chiarisce gli scopi che la Sezione si era data sin dall'inizio, scopi che non implicavano esplicitamente cose grandiose, ma era­no intesi a creare nei lecchesi una vera passione per la montagna, per quella montagna che cosi generosamente abbracciava ed esaltava la loro città.

Scopi mirati quindi ad estendere questa passione e coinvolgere sem­pre più persone, consapevoli della proprietà di elevazione morale dell'alpini­smo, della capacità specifica della montagna di unire socialmente e del suo valido potere di rinvigorimento fisico.  La realizzazione di questi scopi era impostata soprattutto nell'azione più logica e più pratica: quella di portare a contatto con la montagna quanta più gente si poteva.  Ognuno avrebbe poi interpretato nel modo personale la sua passione per la montagna.  Un bilan­cio veramente positivo quello del venticinquesimo, con il Resegone, il Grignone, la Grignetta e tutte le altre montagne che ogni domenica si riempi­vano di allegre comitive.  L’impegno della Sezione a creare un alpinismo di massa è documentato anche dall'organizzazione di gite per alunni ed inse­gnanti, chiamate "carovane scolastiche" e precorritrici del nostro alpinismo giovanile, come pure dalla decisione di assicurare le Guide della Sezione con­tro gli infortuni della montagna.

L’intervallo bellico non influisce più di tanto nella vita della Sezione: si registra una leggera flessione dei soci, che proseguirà fino al 1921, e un più ridotto interesse e seguito per le attività sociali, con vivo rimpianto di chi ricorda gli anni in cui la Sezione era invidiata anche da lontano.  E inevitabile che le conseguenze di una guerra lunga e pesante abbiano riflessi nei settori più disparati e si trascinino oltre il prevedibile.  Di rilancio si può certamente parlare nel 1922, quando il numero dei soci viene praticamente raddoppiato, diventando 142, e a livello dirigenziale ci si muove con nuova decisione e forte entusiasmo.  Da allora il numero dei soci aumenterà gradualmente ogni anno, fino ad arrivare ai 797 del 1945.

Il 1924 porta alla Sezione un duro colpo: l'8 ottobre muore a soli 56 anni Mario Cermenati, il presidente che l'aveva retta ininterrottamente dal 1890.  La sua figura viene ricordata nella solenne onoranza funebre dal Presi­dente Nazionale del C.A.I., Porro, come "il consocio che servì il puro ideale dell'amore ai monti e alla scienza, alpinista infaticato che percorse l'intera catena alpina, si spinse negli Urali col martello del geologo, coll'erbario del botanico, indagatore ed osservatore indefesso dei fenomeni naturali, segua­ce di quella grande scuola di alpinisti-scienziati che novera i nomi gloriosi di Quintino Sella, di Gastaldi, del vostro Antonio Stoppani, del Baretti".  Il discor­so di Porro evidenza di seguito la concezione dell'alpinismo, come era intesa perfettamente da Mario Cermenati, che "sapeva la virtù morale che il popolo italiano può trarre dall'alpinismo, elemento educativo di primo ordine, fattore di energia, di spirito di sacrificio, di solidarietà".  Ecco tracciato, se ce n'era bisogno, quanto si aspettavano dalla montagna coloro che all'alpinismo de­dicavano, si può dire, la vita intera.

La scomparsa di Mario Cermenati rappresentava una grande perdita, indubbiamente, ma la Sezione era ormai impostata nel senso della rapida evoluzione e nulla avrebbe potuto fermare ora il suo cammino.  Mentre alla presidenza viene nominato Annibale Ravasi, gli alpinisti lecchesi, che finora si sono sentiti orgogliosi delle loro escursioni di massa in montagna, dei loro rifugi, delle loro feste, cominciano a scoprire il piacere di raggiungere le vette attaccando la roccia, di scalare pilastri e pareti, come avevano già visto fare da alpinisti venuti da Milano, o dal Veneto, o dal Piemonte.  L’alpinismo inter­nazionale, con la definitiva affermazione della tecnica dei mezzi artificiali, si stava avvicinando all'epoca del sesto grado.  A questi livelli perviene veloce­mente anche l'alpinismo italiano, sul quale brilla la stella di Emilio Comici.

Ben presto anche Lecco entra nel solco di questa evoluzione, favorita dalla palestra naturale di roccia rappresentata dalla Grigna Meridionale, vero paradiso per i rocciatori.  "Proprio ai piedi della Grignetta - scrive Fabio Masciardi - nella cittadina di Lecco si forma tra il 1930 e il 1935 il più forte gruppo di rocciatori italiani, che ha potentemente contribuito alla risoluzione degli ulti­mi problemi rimasti sulle più ardue pareti alpine".

La Sezione del C.A.I. di Lecco ha assolto il suo compito: è riuscita a far entrare la montagna nel cuore dei suoi soci, è riuscita a far sentire ai lecchesi il bisogno e l'orgoglio di avere dei concittadini che sappiano esprimersi in montagna ai più alti livelli, ha posto effettivamente le premesse perché a Lecco nascesse un alpinismo di grande classe.

La strada che porta l'alpinismo lecchese ai livelli di quello italiano ed europeo è a tutti nota: la visita a Lecco di Emilio Comici, i suoi preziosi suggerimenti tecnici e, soprattutto, il suo invito a perfezionare e consolidare sulle Dolomiti quella tecnica già valida, che ha appena ammirato in questi giovani alpinisti lecchesi, nei quali ha intravisto e scoperto enormi possibilità.  Se vogliamo parlare di storia della Sezione, dobbiamo a questo punto dimenticare purtroppo nomi e imprese per riferirci ad un quadro più generale. I nomi sono tutti quelli che nel giro di pochissimi anni, con attrezzatura e tecnica create "in casa", hanno scardinato ogni segreto delle montagne locali, gareggiando tra loro per riuscire a salire la stessa via usando magari anche un solo chiodo in meno, o per ridurre il tempo, o per ottenere un tracciato più diretto.

Quando ormai guglie, torrioni, pareti, tutto quello insomma che di roccia esiste attorno a Lecco è stato esplorato e salito, si apre al momento giusto lo splendido scenario delle Dolomiti.

Queste montagne ricordano molto per la struttura della roccia, per gli strapiombi, per le pendenze e per la configurazione stessa le nostre Grigne: sono le dimensioni di tutto che ne fanno un'altra cosa!  Gli alpinisti lecchesi le raggiungono quasi al completo, nel loro primo campeggio, alla vigilia del ferragosto del 1933: lo spettacolo è superbo, ma con quelle pareti bisognerà parlare un'altra lingua.  Superati però i primi attimi di sgomento, con il solo aiuto di un libro-guida per identificare e studiare l'itinerario, suddivisi in dieci cordate riescono in una settimana a ripetere tutte le principali vie esistenti sulle cinque cime del gruppo del Lavaredo.  Un bottino ancora maggiore viene colto durante il campeggio dell'anno seguente, che 18 giovanissimi rocciatori ripropongono sempre a Misurina: oltre a difficilissime ripetizioni, questa volta vengono aperte nuove vie che consacrano in modo definitivo l'alpinismo lecchese. L’attività di un alpinista è il riflesso dell'efficienza della Sezione, ma le conquiste dell'alpinista proiettano inevitabilmente luce e gloria anche sulla Sezione. Per questo vogliamo qui ricordare due gemme: la parete Nord della Cima Grande di Lavaredo, vinta da Cassin, Dell'Oro e Vitali, e la parete Sud-Est della Piccolissima, conquistata da Cassin, Vitali e Pozzi.  E, nel tripudio di queste conquiste, che iniziano a portare alla ribalta dell'alpinismo il nome di Lecco, tutta la città, orgogliosa ed entusiasta, circonda di affetto ed ammirazione i suoi rocciatori, li festeggia e li cerca per ascoltare dalla loro viva voce il racconto di quelle imprese straordinarie.

Il successo del campeggio del gruppo rocciatori lecchesi, che sta acquisendo ormai i tempi della tradizione, si ripete ed amplifica l'anno successivo, tanto che "Il Corriere della Sera" ritiene di doverli classificare tra i migliori d'Europa: il complimento è lusinghiero, ma non esagerato.  Si tratta di un gruppo affiatato, compatto, che cresce rapidamente, anche di numero: sono ben 64 i rocciatori lecchesi che il primo ottobre 1938 festeggiano il loro quinto anno di fondazione, con una cerimonia breve e semplice, orgogliosi però delle loro tantissime vittorie, che li hanno fatti scoprire come il più perfetto e numeroso complesso alpinistico d'Italia. Un gruppo che, dopo positive esperienze dolomitiche, non ha esitato ad affrontare di seguito le più tremende e diverse difficoltà delle Alpi Occidentali, cogliendo anche qui affermazioni non solo di valore internazionale, ma addirittura di importanza storica.  Conquiste individuali che portano questi rocciatori di Lecco nell’élite dell'alpinismo di ogni tempo, ma anche imprese di carattere collettivo, come la scalata al Cervino compiuta simultaneamente da 35 giovani, suddivisi in 10 cordate, imponendosi agli applausi del pubblico in incredula ammirazione.  Siamo nel 1938, l'anno per intenderci della Punta Walker di Cassin, Esposito e Tizzoni: l'anno in cui Umberto Locatelli rileva la guida della Sezione.  Questa rimane sempre il substrato vivo ed attivo che regge l'incalzare di nomi, di cime e di conquiste.  Il suo impegno aumenta anzi con il passare degli anni, per mantenere i contatti e offrire collaborazione alle Sezioni consorelle, o alle Società affiliate al C.A.I. che si stanno formando, per contribuire alle spese dei suoi rocciatori che necessitano di tante attrezzature tecniche, per continuare ad organizzare le sempre apprezzate gite sociali.

In seno alla Sezione opera ormai da parecchio tempo, acquisendo meriti e riconoscimenti di anno in anno, una efficientissima squadra di soccorso per la montagna.  Nel 1935 viene inaugurata anche una scuola di avviamento e perfezionamento alla roccia e nello stesso anno si riesce a ristrutturare la Capanna Stoppani.  Si arriva cosi in piena espansione al 1939, un anno che si tinge ben presto del grigiore che precede il buio della guerra.  C'è appena il tempo per applaudire e festeggiare le conquiste della parete Nord-Est dell'Aiguille de Leschaux ad opera di Cassin e Tizzoni e quella dell'Aiguille Noire de Peutérey, teatro di una splendida impresa di Vittorio Ratti e Germano Vitali, che il sipario di una guerra tremenda oscurerà per cinque lunghissimi anni ogni iniziativa che abbia obiettivi diversi dalla lotta cruenta. La Sezione e il senso della montagna proprio in queste terribili circostanze escono allo scoperto: e proprio ora si potrà vedere che i valori che sono stati additati e conculcati, sono stati pure recepiti da tutti i soci, fino alla testimonianza eroica.  Dalla costituzione della formazione partigiana nella zona del Pizzo d'Erna nel 1943, ai lunghi mesi della lotta di Liberazione, fino ai sanguinosi scontri avvenuti intorno al 25 aprile 1945, gli alpinisti lecchesi sono in prima fila.  Uomini come Vittorio Ratti e Giovanni "Farfallino" Giudici, che proprio in quei giorni di lotta pagarono con la loro giovane vita il prezzo della libertà nella quale avevano creduto, sono una gloria per Lecco, ma in modo particolare per la Sezione del C.A.I., nella quale erano maturati i loro ideali.

Il colonnello italo-canadese Giacinto Domenico Lazzarini, paracadutato ai Piani Resinelli il 6 febbraio 1945 per guidare l'ultimo periodo della Resistenza, ci lascia il documento più significativo del valore e dei meriti acquisiti dagli alpinisti della Sezione del C.A.I. di Lecco nella lotta per la libertà: " Non potrò mai avere parole sufficienti per il Gruppo Rocciatori della Grigna che fu il vero nucleo della vera Resistenza lecchese, comandato da Cassin e da me.

Essi furono eroici sia durante i mesi della mia permanenza, sia durante la battaglia per la liberazione di Lecco.  Ed in modo particolare devo ricordare l'indimenticabile Farfallino, che cadde con la mia giacca di lancio, che mia moglie gli aveva fatto indossare in casa Cassin. Cassin, sua moglie e sua madre ebbero il coraggio di ospitare mia moglie, ricercata con il massimo accanimento dalle forze fasciste.  Ed il caro Citera, deceduto per un banale incidente, dopo aver arrischiata la vita durante tante notti trascorse ad affiggere, con il povero "Boga", il povero Umett e Tizzoni, i manifesti antifascisti paracadutati, invadendo Lecco, i suoi muri, le facciate degli stabilimenti Fiocchi, Arlenico, Badoni, Caleotto!".

Gli ultimi trent'anni del primo secolo (1945-1974)

Riprendersi dopo anni di stenti, paure, lotte, sangue e lutti: è il compito che attende tanti popoli nella tarda primavera del 1945.  Un compito che richiede tutta la voglia di vivere e che può esistere solo in chi non ha il vuoto nel cuore.

E gli italiani tutti devono avere tanto nel cuore, se la loro ripresa incomincia a realizzarsi nel modo più splendido ed insperato.  La stessa vitalità, lo stesso coraggio anima il cuore degli appassionati d'alpinismo di Lecco: anche qui si tratta praticamente di riorganizzare tutto, di ricostruire quello che aveva richiesto anni di sacrificio e lavoro.

Si ritrovano giorno dopo giorno i superstiti che hanno, quasi tutti, vissuto giornate, mesi, anni tremendi: anche se il tempo di guerra non è stato lunghissimo, pure è bastato a trasformare in uomini quei giovani che avevano dovuto abbandonare corde e ramponi per impugnare il fucile.  Sono maturati, un po' anche invecchiati, ma la loro passione per la montagna è sempre ardente.  Già per il 27 luglio dello stesso 1945 hanno programmato la prima riunione della Sezione.  Il nuovo presidente sarà Riccardo Cassin, l'uomo che da tutti è considerato come l'emblema dell'alpinismo lecchese.

E’ una decisione felice e indovinata, evidentemente anche la più logica, come dimostreranno ben presto i fatti.  Si riprende subito il contatto con la roccia, grati agli splendidi torrioni della Grignetta, che consentono di effettuare validi allenamenti, senza allontanarsi troppo da casa: cosa estremamente difficile in quell'immediato dopoguerra.  In Grignetta si comincia subito ad addestrare anche i più giovani, che possono finalmente vedere di persona quei fantastici personaggi di cui finora avevano solo sentito raccontare incredibili imprese.  I problemi che si presentano intanto al neo eletto presidente non sono né pochi né piccoli: ma la vitalità della Sezione incoraggia ad affrontarli con grande fiducia.  Ed il 21 e 22 settembre 1946 il raduno nazionale del C.A.I. a Lecco e in Grignetta, oltre ad evidenziare la capacità organizzativa della Sezione e il potenziale alpinistico dei suoi soci, che vivacizzano la manifestazione prendendo d'assalto con una settantina di cordate le principali guglie della Grignetta, conquista in massa all'alpinismo tutta la cittadinanza, che partecipa oltre ogni previsione.

Nello stesso anno prende corpo quel prestigioso Gruppo che si dà il nome di Ragni, e il nome non poteva avere più autorevole designatore, visto che si trattava nientemeno che del mitico Tita Piaz.  Nasce con la spontaneità dell'amicizia di giovani della Sezione del C.A.I. di Lecco, che si trovano uniti nella comune passione di arrampicare in modo superlativo e spericolato e che si danno ben presto una divisa ed un rigorosissimo statuto per meritarle l'appartenenza. E’ una gemma, o meglio una corona di gemme, che arricchisce immediatamente la Sezione di Lecco, che d’ora in poi legherà per sempre al nome dei Ragni la sua storia e la sua fama.

Nel 1947, nella zona delle Tre Cime di Lavaredo, i Ragni iniziano la loro lunga storia di campeggi estivi, nel corso dei quali ripeteranno ovunque le vie più difficili e ne apriranno di nuove, al limite del possibile.

Nel 1948 iniziano un'attività di importanza capitale per la continuità della pratica dell'alpinismo di alto livello a Lecco: viene aperta una scuola di alpinismo, che si guadagnerà in poco tempo il diritto di fregiarsi del titolo di "Scuola Nazionale" e diventerà in effetti una delle scuole più famose nel mondo degli arrampicatori.  Del resto i progressi, i risultati e i meriti di questo gruppo saranno apprezzati e riconosciuti anche dalla Civica Amministrazione, che conferirà loro il premio "Città di Lecco all'Atleta dell'Anno" per il 1964: una medaglia d'oro che li esalta al pari della motivazione che si legge sul relativo diploma: "Gemma preziosa della vecchia e gloriosa Sezione Lecchese del Club Alpino Italiano, alfiere glorioso delle grandi tradizioni dell'Alpinismo locale, il Gruppo Ragni della Grignetta ha raggiunto nel 1964 l'apice della sua eccezionale attività, compiendo ammirevoli imprese di ogni genere in ogni località dell'arco alpino.  Trentanove ascensioni, fra "prime assolute", "prime invernali" e "ripetizioni" delle "vie" più classiche e difficili sono state effettuate dal Gruppo Ragni della Grignetta, vanto di Lecco, esempio non facilmente superabile di passione, di coraggio, di volontà e di preparazione".

La Sezione intanto si muove anche sul piano organizzativo a passi da gigante.  Significativo l'incremento dei soci, con numeri che distanziano di colpo i tesserati dell'anteguerra: 797 nel 1945; 849 nel 1947; 1244 nel 1948!  Ed è già nel 1948 che si riesce ad inaugurare la Capanna Stoppani, totalmente ricostruita dalle macerie in cui era stata ridotta durante la lotta partigiana. Di rincorsa, nel 1950, si apre ai Piani di Bobbio un nuovo rifugio, che viene dedicato all'indimenticabile Vittorio Ratti, ricostruendolo dai ruderi del rifugio Savoia, pure distrutto dai nazisti, acquistato per mezzo milione dalla Società Escursionisti Milanesi. I fondi per tutti questi lavori erano stati raggranellati per mezzo di umili iniziative che coinvolgevano l'impegno di moltissimi soci, come la grande pesca cittadina di beneficenza del 1949.

Una Sezione del C.A.I. è vitale finché riesce a far vivere i suoi soci di montagna e finché sa esprimersi nei nomi che conquistano insieme la montagna e la pubblica opinione.  E di questi nomi la Sezione di Lecco ne sta esprimendo ancora tanti, fino a quelli che esaltano, come il nome di Carlo Mauri, il "Bigio" del Gruppo Ragni, che nel febbraio del 1953 con Walter Bonatti, un altro nome mitico dell'alpinismo italiano, sale per la prima volta in invernale la Cima Ovest di Lavaredo, la punta prestigiosa che Cassin e Ratti avevano conquistato nel 1935.  Quello dell'invemale è il nuovo indirizzo dell'alpinismo, visto che tutte le cime delle Alpi sono state ormai conquistate attraverso tutte, o quasi tutte, le vie possibili.  Al di là delle invernali, tutto il mondo dell'alpinismo sta intanto cercando nuovi spazi per non ripetersi, mirando ad ambienti completamente diversi, dove le dimensioni diventano gigantesche.

A livello nazionale il C.A.I. si indirizza alla conquista del K2, ed anche qui il nome di Lecco ritorna alla ribalta, ancora una volta con Riccardo Cassin, che viene invitato come esperto all'importante ricognizione preliminare del colosso himalayano del Karakorum.  L’indirizzo extraeuropeo è subito recepito dagli alpinisti lecchesi e già nel 1956 Carlo Mauri festeggia sulla vetta del Sarmiento, nella Terra del Fuoco, il decennale di costituzione del Gruppo Ragni.  Tutto questo mentre il C.A.I. nazionale sente la necessità di realizzare un'impresa grandiosa, dove i suoi alpinisti possano mettere in evidenza le loro estreme qualità, e si orienta al Gasherbrum IV, la splendida montagna di 7980 m. che aveva colpito la fantasia di Cassin nel suo viaggio di ricognizione al Baltoro nel 1953.

La spedizione viene organizzata per il luglio del 1958 e viene guidata dallo stesso Cassin, mentre tutta la città avverte l'importanza dell'impresa e ne segue la preparazione e gli sviluppi.  Molti ricordano ancora l'emozione ed il tripudio di tutti i lecchesi quando il 22 agosto era trapelata la notizia della vittoria dell'alpinismo lecchese al Gasherbrurn IV: la vetta fino ad allora inviolata era stata raggiunta dal nostro Carlo Mauri e da Walter Bonatti.  Lecco si era ancora una volta dimostrata al passo con i tempi e meritatamente riceveva parole di encomio ed ammirazione da ogni parte del mondo.  Un’impresa non era infatti da meno di quella che aveva esaltato l'alpinismo italiano con la vittoria sul K2, sia per le maggiori difficoltà tecniche che comportava, sia per il fatto che, non essendo mai stato tentato fino ad allora, del Gasherbrum IV non si conosceva proprio nulla.

Il 1958 è pure l'anno in cui Riccardo Cassin, dopo 14 anni di ininterrotta guida della Sezione, può guardare con soddisfazione al lavoro svolto ed ai risultati conseguiti e lasciare a Ferruccio Grassi l'impegno e la preoccupazione che accompagnano immancabilmente ogni presidente.  Non è certo facile mantenersi agli alti livelli raggiunti e che vengono guardati da ogni parte con invidiosa ammirazione, mentre fermarsi, adagiandosi su questi preziosi allori, significherebbe iniziare a retrocedere.

Sorge intanto nel 1960 la sottosezione di Belledo, cui seguirà nel 1966, sempre in città, quella di Acquate, denominata Strada Storta, mentre oltre i confini comunali nascono quelle di Canzo, Inverigo e Merone.  Questo avveniva quando la sottosezione di Valmadrera usciva di forza, in quanto diventava sezione, come era già accaduto per Dervio.

Fenomeno di difficile ed ambigua lettura quello delle sottosezioni, e forse anche per questo rientrato nello spazio di un tempo relativamente breve. Fenomeno che presenta aspetti insieme positivi e negativi, e certamente fenomeno di non lieve rilievo, se si considera emblematicamente la sottosezione di Belledo che, partita con 60 soci, supera in breve tempo i 500.  Fermento di attività, forse l'idea di trovare spazi più agevoli in periferia e infatti non si possono spiegare diversamente l'organizzazione di due impegnative spedizioni extraeuropee, una al Cerro Torre in Patagonia e l'altra alle Cattedrali del Baltoro in Karakorum, l'istituzione del "Trofeo Grignetta d'Oro" per portare alla ribalta dell'alpinismo i giovani più qualificati della Lombardia, la costituzione di un gruppo di volontari antincendio boschivi, una intensa attività culturale e, soprattutto, un forte. impegno nell'alpinismo puro.

Giunge l'estate del 1961 e il C.A.I. di Lecco si ripropone all'attenzione del mondo che segue l'alpinismo con una straordinaria spedizione che, voluta dalla Città di Lecco, porterà i Ragni della Grignetta, guidati ancora una volta da Riccardo Cassin, all'assalto del Mount Mc Kinley, dove sul lato Sud l'ultima inviolata parete di ghiaccio e neve porta, attraverso i suoi oltre 3000 metri, ai 6194 m della vetta.  Si può dire che tutta Lecco abbia voluto ed abbia contribuito finanziariamente e moralmente a questa spedizione: dal Comune all'Azienda di soggiorno e turismo, da molti cittadini privati alle più grosse ditte lecchesi, come la SAE e la Giulio Fiocchi.  I Ragni, in procinto di partire, si sentivano circondati pertanto dal calore e dall'entusiasmo dell'intera città: sembrava che la passione della Sezione si fosse estesa a tutti i lecchesi!

E la vittoria non poteva non premiare tanto fermento, tanto entusiasmo, tanta volontà.  Sul Mc Kinley la Sezione di Lecco ha scritto una delle pagine più belle della storia dell'alpinismo, conquistando la vittoria tra difficoltà ambientali incredibili.  Una vittoria ancor più significativa per il fatto che sulla vetta del Mc Kinley, dopo le 17 ore di salita della scalata finale, giungevano tutti i componenti della spedizione!  Una vittoria che commuove ed esalta tutti i lecchesi, che si stringeranno in folla attorno a Cassin ed ai suoi Ragni per festeggiare il ritorno con manifestazioni spontanee di festa e di gioia.  Una vittoria che esce dai confini propri dell'alpinismo, muovendo addirittura alle felicitazioni autorità civili e capi di stato.

Successi e trionfi come il Gasherbrum IV o come il Mc Kinley non possono rappresentare la norma, nemmeno per una Sezione efficiente e grande come quella di Lecco.  Sono soltanto delle pietre miliari che testimoniano una passione collettiva che riesce a tradursi nel più alto livello dell'alpinismo e sono nello stesso tempo lo sprone per la continuazione e la crescita nel tempo di una tradizione tanto gloriosa.

La storia della Sezione continua nella sua quotidianità, dove l'emergere dello straordinario è reso possibile solo se esiste il supporto della convinzione di avere un ideale valido, di fronte al quale è necessario operare quasi sempre nell'ombra.  Questa quotidianità si accompagna al destino comune dell'uomo e in essa inesorabile figura anche la parola morte.  Abbiamo già visto sparire dalla scena della Sezione nomi illustri, che ne hanno creato le basi.  Abbiamo ricordato altri nomi che, assieme a molti non menzionati, sono stati cancellata dalle barbarie del secondo conflitto mondiale.  La storia è fatta anche di questi nomi, che si rivolgono a noi come un interrogativo tanto più pressante quanto più erano ritenuti importanti ed amati per la loro popolare semplicità: come Gigi Germano Vitali, strappato nei primi giorni del 1963 dopo una breve malattia, o Arnaldo Tizzoni, che a soli 35 anni trova tragica fine mentre sale al Pizzo Cassandra, nel gruppo del Disgrazia, con l'amico Bruno Ferrario.  Persone care che scompaiono e giovanissimi arrampicatoti che si impongono ad ogni stagione: è il susseguirsi della vita.  E tanti sono i giovani che vengono preparati e che crescono con i Ragni, grazie alla loro scuola di roccia che diventa sempre più famosa.

Il primo luglio 1966 (da due anni è presidente della Sezione Dino Maroni) iniziano i lavori per la ricostruzione del Rifugio Lecco ai Piani di Bobbio, esso pure distrutto nel 1943 durante la lotta partigiana.  Lo stesso anno, subentrando alla squadra di soccorso che in quasi 50 anni di indefessa attività aveva operato sulle montagne lecchesi compiendo innumerevoli e pericolosi salvataggi, viene istituita a Lecco la Stazione del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino, che si avvarrà dei Ragni della Grignetta, di guide alpine e di alpinisti qualificati.  Per la Sezione è un impegno che si amplifica anche sul versante della sicurezza in montagna, aprendosi alla massima disponibilità verso la solidarietà.

Rifugio Lecco e soccorso in montagna rappresentano un binomio inscindibile per il presidente Dino Maroni, che inaugurando il Rifugio il 26 ottobre 1966 dichiarava: "Il nuovo Rifugio Lecco sarà sede di una stazione di soccorso alpino, sarà meta di escursioni, base di ascensioni per tutti gli alpinisti.  Potrà essere sede di scuola di sci, di alpinismo. E’ un rifugio moderno, ma sarà sempre un rifugio alpino, dove gli ospiti troveranno serenità, familiarità cordialità".

La vitalità della Sezione trova sempre nuove iniziative, dove i soci possono esprimersi e lavorare secondo le loro attitudini, con una attenzione non trascurabile verso le attività culturali, che hanno ampio spazio specialmente nell'organizzazione di serate alpinistiche, sempre affollate, alle quali sono invitati i personaggi di più attuale richiamo, e con la pubblicazione di una rivista sociale trimestrale denominata "Vita di Club” , con redattore Renato Frigerio, che rinnova i consensi avuti con il grosso Annuario del 1958 curato da Vasco Cocchi.  Ma è soprattutto in montagna che Lecco vuol far sentire la sua presenza, cercando ogni occasione per intervenire.  In questa prospettiva si sta pensando alla realizzazione di un bivacco-igloo da posizionare sulla vetta della Grigna.  L’operazione comporta enormi difficoltà, ma alla fine ha esito positivo, dopo una serie di avventure addirittura drammatiche per trasportare in quota il prefabbricato metallico.

Il bivacco sarà inaugurato il 4 novembre 1968 e la sua provvidenziale utilità, subito evidente, suggerisce di stringere i tempi anche per la realizzazione di un manufatto simile destinato al Pizzo Badile, montagna tanto cara ai lecchesi e spesso battuta da repentine e forti tormente.

Il bivacco "Alfredo Redaelli" richiederà sforzi e fatiche, durati ben tre anni, agli alpinisti del Gruppo Ragni, che devono trasportare le parti del manufatto lungo le pareti che portano ai 3300 metri di quota.  Ma dall'estate del 1970 gli alpinisti che scaleranno il Pizzo Badile potranno essere grati alla Sezione del C.A.I. di Lecco per questo piccolo rifugio che li potrà ospitare e forse salvare dall'infuriare delle intemperie.

Il luglio del 1969 vede una nuova vittoria dei Ragni in un'altra spedizione extraeuropea, impegnata questa volta sulle Ande Peruviane per vincerne uno dei più difficili problemi alpinistici.  Si tratta della parete Ovest dello Jirishanca, il Cervino del Sud America.  La vetta, a quota 6126, viene raggiunta il 6 luglio, dopo aver superato le enormi difficoltà create dalla instabilità delle creste di ghiaccio e dalla eccezionale escursione termica: dai +40' di giorno ai -20' della notte.  In queste condizioni sono risultate determinanti per la vittoria le particolari attrezzature predisposte, tra cui speciali chiodi di ghiaccio lunghi fino a un metro e mezzo: e sulla cima, con altri sei Ragni, troviamo ancora il "vecchio" Cassin!

Nel 1970 la sottosezione di Belledo, dimostrando grande coraggio per l'impegno organizzativo e finanziario che deve affrontare, celebra i suoi dieci anni di vita con una spedizione al Cerro Torre, una montagna di ghiaccio esposta al terribile vento della Patagonia.  Si vuole raggiungere la vetta attraverso l'inviolata parete Ovest: un'impresa quasi temeraria.  Non così la pensano i nove alpinisti della sottosezione, quasi tutti molti giovani che, guidati da Carlo Mauri, giungono a sognare da vicino il successo, che mancherà loro per soli 250 metri sarà comunque una delle più valide esperienze per questi giovani rocciatori.

Sulla parete Ovest del Cerro Torre Lecco non aveva però scritto la parola fine e non rinunciava alla rivincita. La voleva anzi ad ogni costo, facendone un motivo di prestigio, per festeggiare nel modo più solenne l'anno del primo centenario della fondazione della sua Sezione del C.A.I. Nell'ottobre del 1973 era tornato alla presidenza Riccardo Cassin, la persona senza dubbio più indicata e più carismatica per coordinare e dirigere la sua Sezione nell'anno fatidico del centenario: a novembre la spedizione "Città di Lecco", composta di dodici persone, volava verso la Patagonia.  L’impresa è delle più difficili, anche se ora si può far tesoro dell'esperienza vissuta pochi anni prima dai giovani alpinisti del C.A.I. Belledo.  Ma quando il 13 gennaio 1974 giunge la notizia che ben quattro Ragni di Lecco avevano raggiunto la vetta del Cerro Torre superando l'inviolata parete Ovest, l'esultanza dei lecchesi esprimeva in definitiva il realizzarsi di quella che, in fondo al cuore, più che una speranza era stata sin dall'inizio una certezza.  La conquista del Torre, oltre a scrivere una nuova bellissima pagina nella storia dell'alpinismo lecchese, apriva nel modo più esaltante i festeggiamenti che per l'intero anno avrebbero accompagnato la città.

La Sezione del C.A.I. di Lecco chiude il suo primo secolo di vita in piena ascesa, in un rapporto con la città che va oltre il numero dei 1569 soci che aderiscono al tesseramento, ma che coinvolge tutti in una partecipazione sentita ai suoi successi ed alle sue tante manifestazioni.  Non ha problemi di rincalzi, sia sul piano organizzativo sia su quello delle nuove leve di arrampicatori, e la sua cerchia di attività non conosce confini, spaziando dal Corpo di Soccorso Alpino alla Scuola nazionale di Alpinismo dei Ragni, dalle iniziative rivolte ai giovani fin dai loro primi anni di scuola alle manifestazioni culturali di ogni genere per promuovere la passione per la montagna e per difendere in tutti i modi il suo ambiente.

I primi vent'anni del secondo secolo (1974-1994)

1974:   il C.A.I. Lecco compie cent'anni e la Sezione, guidata da Riccardo Cassin, ritornato alla presidenza proprio per gestire i festeggiamenti di tanto prestigioso anniversario, sforna un ricco programma di manifestazioni, spesso di risonanza nazionale, coinvolgendo tutta la cittadinanza.

Si comincia, e non poteva esserci debutto migliore, con i festeggiamenti ai componenti della vittoriosa spedizione al Cerro Torre in Patagonia, «un'impresa - sono parole di Cassin - che resterà incancellabile nella storia e che sarebbe già sufficiente da sola per festeggiare degnamente il centenario».

Si prosegue in marzo con un Raduno Nazionale di sci-alpinismo sulle montagne della Valsassina e, in aprile, con il Convegno Regionale ai Piani di Bobbio degli animatori di alpinismo giovanile e la realizzazione presso il Rifugio Stoppani del "bosco del centenario": vengono messi a dimora un centinaio di abeti, larici e pini, oggi ben cresciuti e rigogliosi.

Poi, a maggio e giugno, si assiste ad un crescendo di intensità e di importanza.  Il 25 e il 26 maggio, al Teatro della Società, si svolge l'annuale Assemblea dei Delegati del C.A.I. convenuti a Lecco da tutta Italia e, lo stesso 25 maggio, viene inaugurata a Villa Manzoni la mostra fotografica " 100 anni del C.A.I. Lecco", una eccezionale rassegna di fotografie e documenti magistralmente curata dall'indimenticabile Pino Comi.  La mostra resterà aperta fino al 30 giugno raccogliendo grande successo di pubblico e lusinghieri commenti.

Seguono una serata di proiezione dei film vincitori al Festival di Trento, una dimostrazione delle tecniche di salvataggio in montagna ai Corni del Nibbio ad opera della locale Stazione di Soccorso Alpino e, a cura della Sottosezione di Canzo, l'inaugurazione di un bivacco fisso, installato nel Gruppo di Cercen in Val di Genova e intitolato a Jack Canali.

Breve pausa estiva e quindi si riprende, il 15 settembre, con il 5° Raduno Nazionale di alpinismo giovanile organizzato in vetta al Resegone.

In ottobre una spettacolare iniziativa ecologica l'operazione “montagna pulita", finalizzata alla pulizia di prati e sentieri della Grignetta e del Resegone.  Adeguatamente preparata con appropriate proiezioni nelle scuole di Lecco e dintorni e pubblicizzata con tutti i mezzi di informazione e specifici manifesti, l'operazione coinvolge più di mille persone, tra cui settecento ragazzi, che raccolgono in due domeniche tremila sacchi di rifiuti.  Nell'ambito della stessa operazione "montagna pulita" vengono anche installati, in punti strategici, cartelli ecologici a colori, appositamente realizzati per propagandare la necessità di rispettare la preziosa e delicata natura alpina. Sempre in ottobre il Circolo Filatelico Lecchese dedica la sua mostra nostro centenario, con un annullo speciale sul quale sono raffigurate due guglie della Grignetta: l'Angelina e l'Ago Teresita.

A dicembre una serata di proiezioni con la partecipazione dei Cori Alpini lecchesi, che eseguono tra l'altro, ed è una “prima" assoluta, l'Inno Alpino dedicato al CAI Lecco da Antonio Ghislanzoni e musicato da A. Carlos Gomes.

Infine, a metà dell'anno successivo conclusione con la presentazione del libro: “CAI Lecco - Un secolo di storia: 1874-1974”, curato da Aloisio Bonfanti con la preziosa assistenza, specie per la parte fotografica, del solito Pino Comi.

E’ così portato a termine anche l’ultimo obiettivo del centenario, "forse il più importante - è Cassin a dirlo - perché è una cosa che rimane, mentre le altre, pur essendo state interessanti, potrebbero venir dimenticate".  Ma la Sezione non si ferma, non si adagia sugli allori. Riccardo Cassin, dopo essere stato il Presidente del "centenario", vuole far iniziare alla grande il nuovo secolo alla Sezione e lo fa con tutta la sua grinta e la sua immensa energia.

Già nel '75, pur assolvendo il tanto prestigioso quanto pesante incarico di guidare la Spedizione Nazionale alla parete Sud del Lhotse, vara, grazie anche alla preziosa collaborazione dei vicepresidenti Giancarlo Riva e Gianni Lenti, diverse iniziative tra le quali spiccano: il Raduno Interregionale di alpinismo giovanile ai Piani di Bobbio, una serata con Kurt Diemberger e, soprattutto, la ripresa della pubblicazione di un "notiziario" sezionale.

Si ripristina così, dopo alcuni anni di interruzione, un rapporto fra sezione e soci, tuttora in essere e via via migliorato per estetica e contenuti. Ed anche i soci aumentano di quasi duecento unità, nonostante l'uscita di forza delle Sottosezioni di Canzo e di Merone diventate Sezioni.

Nel 1976 una decisione sofferta, ma è proprio di Cassin saper prendere anche le decisioni più difficili, porta alla soppressione della Sottosezione di Belledo, imponendo ai suoi dirigenti l'applicazione integrale dello Statuto del C.A.I. Se questa decisione sia stata vantaggiosa per il C.A.I. e la montagna, ed anche per Lecco, è ancora difficile da stabilire.  E però evidente l'intento di costituire nel territorio lecchese forze unitarie per poter lavorare con i migliori risultati possibili.

Il 1977 inizia quasi in sordina, poi tre botti: si costituisce la Sottosezione di Ballabio, confluisce nella Sezione il Gruppo Speleologico Lecchese, ricco di giovani preparatissimi, e quindi Cassin, con l'appoggio di tutto il Consiglio contagiato dal suo entusiasmo, decide la ricostruzione del Rifugio Stoppani: una decisione che poteva sembrare molto azzardata per il notevolissimo impegno di risorse umane e finanziarie richiesto.

Ma l'anno successivo, a novembre, il nuovo rifugio, solido ed armonicamente inserito nell'ambiente, è pronto a sostituire il vecchio e ormai malandato prefabbricato in legno, posto in opera "provvisoriamente" nel primo dopoguerra, ed alla cerimonia di inaugurazione viene sottolineato il supporto dato da molti soci, tra i quali meritano una citazione il vice Giancarlo Riva ed i consiglieri Paolo Colombo, Rinaldo Perossi e Giuseppe Spreafico.

E l'operazione rifugi non si ferma qui: grazie ad un contributo della Comunità Montana della Valsassina si decide, in quello stesso autunno, l'ampliamento del locale bar del Rifugio Ratti a Bobbio con una grande e funzionale veranda, inaugurata l'anno successivo.

Sempre del '78 è poi la costituzione della Sottosezione di Barzio.

Tutto questo senza trascurare il massimo sostegno alle attività tradizionali ed una grande attenzione per i giovani.

Sei anni veramente intensi di iniziative e di realizzazioni in ogni campo, ripagati dall'incremento di quasi 800 unità nel numero di soci (dai 1470 del '73 ai 2256 del '79), quelli della terza presidenza Cassin che a fine '79, dopo aver lanciato la Sezione sui binari del secondo secolo, decide di lasciare l'incarico per "dare spazio ai giovani".

L’Assemblea della Sezione, nel marzo dell'ottanta, lo nomina però Presidente Onorario, incarico che non considererà mai come un semplice titolo onorifico, ma come un impegno a sempre mettere al servizio del CAI Lecco il suo prestigio, la sua esperienza, la sua energia, la sua saggezza.

L’incarico di Presidente passa a Giancarlo Riva, vicepresidente da quindici anni. Riva, grandissimo organizzatore, è il presidente ad hoc per regolarizzare giuridicamente la posizione della Sezione spiazzata, come tutte le altre Sezioni, dalla nuova veste di "Ente pubblico" assunta dal C.A.I. Centrale.

Espletate tutta una serie di complicate formalità burocratiche (tra le quali la stesura e l'approvazione del nuovo Statuto sezionale), il CAI Lecco viene ufficialmente riconosciuto "ente giuridico" a tutti gli effetti.

La presidenza Riva incentiva e potenzia le discipline tradizionali e incoraggia l'attività dei singoli, che si rendono spesso protagonisti di imprese eclatanti, ed il CAI Lecco, con Gerolamo ed Ugo Gianola, conquista anche il titolo italiano di sci-alpinismo.  Fra le molte iniziative scaturite dal dinamismo di Riva, tra l'altro sempre pronto a sostenere le proposte dei collaboratori, sono da menzionare: l'inizio della collaborazione con la Cassa Edile di Milano, un'attività di sicuro valore umano e sociale, tuttora in essere e coordinata da sempre da Giuseppe Spreafico, che vede ogni estate alcune centinaia di ragazzi provenienti da tutte le regioni italiane, Sicilia e Sardegna incluse, accompagnati sulle nostre montagne grazie alla disponibilità di alcuni nostri soci; la realizzazione, ad opera di benemeriti soci volontari, del sentiero "Costantino Fiocchi" sul S. Martino; una grossa propaganda delle attività del C.A.I. che in tre anni farà aumentare i soci di oltre 600 unità (da 2256 a 2892); l'organizzazione della prima spedizione tutta lecchese ad un "8000" himalayano, il Lhotse Shar.

Agli inizi del 1983, proprio alla vigilia della sua partenza con questa spedizione, Riva annuncia a sorpresa la sua decisione di lasciare la presidenza. Gli subentra Annibale Rota, vicepresidente da tre anni e redattore da diversi anni del Notiziario sezionale.

Con una gestione decisamente partecipativa, Rota ottiene collaborazione a tutti i livelli e sono numerose le iniziative, riconducibili spesso a due precise convinzioni enunciate dall'Abate Stoppani, e quindi vecchie di oltre un secolo, ma più che mai attuali: il valore sociale della montagna e l'eccezionale bellezza delle montagne lecchesi.

I soliti (più o meno sempre gli stessi) benemeriti volontari, coordinati da Giuseppe Spreafico, si rimboccano subito le maniche per un progetto avviato l'anno precedente ed in meno di sei mesi realizzano il nuovo acquedotto del Rifugio Stoppani, interrando 900 metri di tubazione e costruendo tutte le opere accessorie, di presa a monte e di distribuzione a valle.

Sposteranno poi il "cantiere" sul S. Martino per il ripristino, con lunghi tratti di percorso tracciati "ex novo", del sentiero della Val Verde, dedicato a Riccardo Spreafico ed inaugurato nell'aprile del 1986.  Seguirà la realizzazione, in collaborazione con il Gruppo Escursionisti Ranciesi, del "sentiero GER", collegamento diretto fra il Corno Medale ed il Monte Coltiglione, praticamente completato nell'88 ed inaugurato nella primavera dell'anno successivo.

Nel 1987, tra un sentiero e l'altro, viene posta in opera la segnaletica dell'Alta Via delle Grigne, un trekking di quattro giorni lungo un percorso di grande interesse alpinistico, naturalistico e paesaggistico, sicuramente all'altezza di molte celebri alte vie dolomitiche.  Studiata e segnalata in accordo con la Sezione Grigne di Mandello Lario, l'Alta Via viene pubblicizzata da una apposita monografia dell'APT del Lecchese, redatta a quattro mani da Angelo De Battista del CAI Grigne e dallo stesso presidente Rota (in precedenza già coautore con Riccardo Cassin del libro "Le montagne di Lecco" e redattore delle nuove monografie "Le Grigne" e "Il Gruppo del Resegone", opere tutte dedicate alle nostre montagne ed edite dall'APT del Lecchese).

In quegli stessi anni un gruppo di soci di Maggianico, autodefinitisi "amici del Magnodeno" e guidati da Mario Frigerio, Giacomo Pattarini e Rinaldo Perossi, provvede a segnalare i sentieri del Magnodeno e ad attrezzare l’aereo e panoramico percorso della cresta della Giumenta.

Sempre in tema di collaborazione Rota, appena eletto, chiede a Dino Piazza di proporre ai fondisti dello Sci Club Monte Medale di Rancio di avviare in Sezione l'attività dello sci di fondo e già nell'inverno 83/84 debutta con successo il primo Corso di sci di fondo.  Ripetuto per due anni senza modiflche, e sempre in collaborazione con lo Sci Club M. Medale, il corso, successivamente coordinato da Stefano Vimercati, si adeguerà poi alle direttiva della Commissione Centrale del C.A.I. e conseguirà in pochi anni il prestigioso titolo di Scuola Nazionale di sci di fondo esursionismo.

Ancora nell'83 inizia il rilancio delle "gite sociali", creando un'apposita commissione, stabilendo per tempo un calendario e, soprattutto, senza demordere dopo qualche uscita per "pochi intimi".  Ed anche le gite sociali diventano presto un'altra positiva realtà della Sezione ed un importante momento di aggregazione per molti soci, con soddisfazioni più che meritate per Giancarlo Valsecchi, responsabile dall'86, e Carlo Primerano, promotore di uscite "straordinario", caratterizzate spesso dall'abbinamento all'escursione di altre motivazioni: artistiche, culturali e, perché no, gastronomiche.

Su proposta di Pino Comi nel 1984 viene ripreso il "pranzo sociale": il successo è immediato ed il pranzo sociale, sospeso da parecchi anni, ritorna ad essere un frequentatissimo e tradizionale appuntamento di fine anno.

Per ulteriormente diffondere l'immagine della montagna e far conoscere anche ai "non addetti" le più moderne frontiere dell'alpinismo, vengono organizzate serate con "stelle" di sicuro richiamo: Patrick Edlinger, indiscusso numero uno del momento dell'arrampicata sportiva (o "free climbing"); Casimiro Ferrari, più che mai "re della Patagonia", con una panoramica delle sue ultime salite; Catherine Destivelle, eroina dell'arrampicata sportiva; i Ragni protagonisti della storica "spedizione del 40° " con tre diversi obiettivi, tutti centrati, in Patagonia e Terra del Fuoco, onorati, come in precedenza Ferrari, dalla presenza del Presidente Centrale Leonardo Bramanti; Jerzy Kukuczka, secondo alpinista al mondo ad aver salito tutti gli "8000".Il costante successo delle serate alpinistiche induce l'amministrazione Comunale a chiedere al CAI Lecco di collaborare alla programmazione ed alla gestione di un ciclo di proiezioni estive presso la riattivata Arena di via Bovara.  Nasce così nel 1985 "CinemAVVENTURA", "film e altro sulla montagna, l'ambiente e l'esplorazione", con 16 serate in luglio, affollatissime di pubblico e concluse da un incontro con i Ragni protagonisti, tra l'altro, di una entusiasmante dimostrazione di arrampicata sportiva sulle mura del vallo.

Il successo ottenuto porterà a ripetere per altri nove anni questa manifestazione, nel cui ambito saranno organizzate serate con alpinisti di primo piano, in attività e storici, e dimostrazioni sempre spettacolari, culminate nell'eccezionale arrampicata di alcuni Ragni in notturna, alla luce dei riflettori, sul campanile della Basilica di Lecco.

In quello stesso '85 viene stampato, direttamente sotto l'egida della Sezione grazie alla sensibilità del suo autore, il Dott. Vasco Cocchi, "S.O.S., salute ossia sicurezza in montagna", un volumetto agile nella forma, ma preciso ed essenziale nel contenuto, che localizza una serie di nozioni sicuramente utili, ma forse sarebbe meglio dire indispensabili, per tutti coloro che praticano abitualmente l'alpinismo.  Immediato il successo del libro che, nonostante le 3.000 copie tirate, si esaurisce rapidamente.

Sempre intensa ed importante l'attività di moltissimi soci, sia in campo alpinistico che sci-alpinistico con molte prime salite, spesso di grande difficoltà, e numerose spedizioni.  Naturalmente i Ragni sono in prima fila e centrano prestigiosi obiettivi, ricordati in altri capitoli di questo libro, in tutto il mondo.  Dei Ragni va poi ricordato il 40° anniversario, celebrato alla grande nel 1986 con diverse manifestazioni, tra cui un meeting internazionale di arrampicata sportiva (una riprova di quanto il Gruppo sia sempre al passo con i tempi e attento agli interessi dei giovani), una mostra fotografica ai Piani Resinelli curata dal solito Pino Comi e, sempre ai Resinelli, una spettacolare dimostrazione di arrampicata, classica e sportiva, ai Corni del Nibbio alla presenza di tantissima gente, dei ragazzi dell'alpinismo giovanile e di numerose Autorità, tra cui il Prefetto di Como, dott. Garzillo, il Sindaco di Lecco, Dott. Boscagli, ed il Presidente Centrale del C.A.I., Ing.  Bramanti.

Verso la fine dell'86 i responsabili dell'Alpinismo Giovanile si costituiscono in gruppo sezionale e promuovono per l'anno successivo un grandioso Raduno Interregionale, che richiama ai Piani d'Erna oltre 1200 fra ragazzi ed accompagnatori, salutati dal Sindaco di Lecco, dal Presidente Centrale del C.A.I., sinceramente sorpreso ed ammirato per l'eccezionale numero di partecipanti, e da numerosi altri rappresentanti del C.A.I. Centrale e Regionale.

La frequente presenza a Lecco del Presidente Centrale Leonardo Bramanti, iniziata subito nel maggio dell'85, a meno di un mese dalla sua elezione, è una conferma dell'importanza della Sezione di Lecco in campo nazionale, sia per il numero dei suoi soci, sia per il suo eccezionale potenziale alpinistico.

In occasione della sua prima visita a Lecco, una serata di Casimiro Ferrari, Bramanti aveva scritto che la nostra Sezione meritava "particolare attenzione per storia, azione e pensiero".  Nel marzo dell'89, in occasione di un Consiglio Centrale tenuto a Lecco, aggiungerà: "e per coraggio".  A suggerire l’aggiunta sarà la presentazione ufficiale del progetto "palestra di roccia", un'iniziativa tanto ambiziosa quanto mirata ai giovani.

L'idea della palestra di roccia era stata avanzata nell'85 dal consigliere Paolo Colombo e sposata subito da altri consiglieri tra cui, in prima fila, Riccardo Cassin, Vasco Cocchi e Gianni Lenti.  Nessuno si nascondeva le enormi difficoltà che si sarebbero frapposte alla realizzazione di questa struttura, ma si decise lo stesso di muovere i primi passi e di avviare i primi contatti.  Quando poi l'amministrazione Comunale individuò a San Giovanni un'area da destinare alla palestra, rotto ogni indugio, venne commissionato il progetto preliminare, presentato poi ufficialmente alle Autorità locali, al Consiglio Centrale del C.A.I. ed agli organi di informazione il 18 marzo 1989.

E' questo l'ultimo atto della presidenza Rota: alla fine del suo secondo mandato, dopo sei anni che hanno visto anche un costante aumento dei soci, passati da 2892 a 3718 con un incremento di 820 unità, Annibale Rota, come da tempo preannunciato, lascia l'incarico ed il nuovo Consiglio, eletto dall'Assemblea del 31 marzo, designa al vertice della Sezione Giuseppe Ciresa, vicepresidente da nove anni.

A Peppino Ciresa, figura carismatica di tutte le attività giovanili del CAI Lecco e dell'Aurora Sci-montagna (la società sportiva legata alla Parrocchia dei Cappuccini, che da sempre collabora con la nostra Sezione per l'alpinismo giovanile), toccherà come primo gradito compito fare gli onori di casa alle varie manifestazioni celebrative dei primi 25 anni proprio dell'Alpinismo Giovanile.

Ma, da sempre, il CAI Lecco non riserva a chi lo dirige solo cose piacevoli, ma anche compiti sicuramente più impegnativi e meno simpatici, perché spesso poco alpinistici e molto... burocratici.  Oltre ai "normali" problemi gestionali della Sezione e dei rifugi, Ciresa ed il nuovo Consiglio devono portare avanti il progetto "palestra".  Lo fanno con decisione e intelligenza: ottengono l'approvazione della Commissione Edilizia comunale ed inoltrano al Ministero del Turismo una domanda di finanziamento, corredata da una completa documentazione tecnica e finanziaria. Però, nonostante le moltissime assicurazioni e promesse, evidentemente solo "formali", ricevute a tutti i livelli, il finanziamento non arriva.  Al CAI Lecco, associazione chiaramente apolitica, manca proprio un adeguato supporto politico ed il finanziamento, in origine destinato alla nostra palestra, viene dirottato.

In teoria il finanziamento avrebbe dovuto solo essere rimandato, ma il subentrato clima di austerità ed il conseguente taglio di fondi hanno di fatto ridotto a zero la possibilità di ottenere, almeno a breve termine, anche solo uno stanziamento parziale.

Ma torniamo a cose più alpinistiche e più confortanti: il 1990 è l'anno del GEO.  La costituzione di un gruppo anziani era in gestazione da qualche anno, solo però con l'avvento di Leonardo Liso, perfetto conoscitore di un numero infinito di sentieri, e di Anna Clozza, una "ragazza" con grandi doti umane ed organizzative, l'iniziativa si concretizza e decolla rapidamente.  Nasce così il "Gruppo Età d'Oro", con un consiglio direttivo che elegge Anna Clozza a presidente e al quale viene affiancato dalla Sezione, in qualità di coordinatore tecnico, Giordano Dell'Oro.

Viene stilato un programma che prevede un'escursione ogni mercoledì a partire dal mese di aprile: il gruppo a poco a poco si ingrossa e diventa una bellissima realtà, di eccezionale valore umano e sociale, che coinvolge oggi quasi 200 persone, tra cui molti ultrasettantenni.

Nel '91 ricorre il centenario della morte di Antonio Stoppani, ufficialmente primo presidente della Sezione e grandissimo concittadino.  Il CAI Lecco lo ricorda con una ristampa anastatica della l° edizione di "Asteroidi" (una raccolta di composizioni poetiche, tra cui il famoso poemetto "Il Sasso di Preguda") e una memoria su "Antonio Stoppani alpinista", presentata da Annibale Rota al Convegno Nazionale sullo Stoppani, organizzato dal Comune di Lecco al Teatro Sociale.

Ancora nel'91 l'ultima grande "idea" di Pino Comi, infaticabile ed entusiasta cultore di tutte le tradizioni della montagna e dell'alpinismo lecchese: il Museo della montagna.  Viene istituita una commissione e si procede in due direzioni: raccolta di materiali e richiesta all'Amministrazione Comunale di una sede idonea.

Nell'estate del '92 Pino Comi muore, ma la sua iniziativa viene portata avanti con ancora maggior impegno per onorarne la memoria.

Le difficoltà sono molte, ma finalmente vengono concesse, anche se in via provvisoria, due sale nella Torre Viscontea ed il 5 giugno 1994 viene presentata alla cittadinanza un'anteprima, necessariamente ridotta per ragioni di spazio, di quello che potrebbe essere il "Museo dell'alpinismo lecchese e della montagna", dimostrando al tempo stesso la serietà delle intenzioni del CAI Lecco (e le relative capacità organizzative) e l'importanza dei materiali esposti, che pure non sono che una minima parte di quanto disponibile. E, dobbiamo aggiungere, raccogliendo più che lusinghieri commenti dai numerosissimi visitatori.  Ora non rimane che attendere: l'augurio di tutti è che l'amministrazione Comunale, avendo potuto constatare la concretezza e l'importanza dell'iniziativa, voglia assegnare al più presto una sede definitiva ed adeguata a questo Museo, sicuramente emblematico per la città di Lecco.

Il 1992 vede i gagliardetti del CAI Lecco e dei Ragni sventolare sul "tetto del mondo": Lorenzo Mazzoleni e Mario Panzeri raggiungono la vetta dell'Everest il 28 settembre, nell'ambito del progetto alpinistico - scientifico "EU-K2-CNR".

Un avvenimento storico per i Ragni e per l'alpinismo lecchese, perché questa montagna aveva in precedenza resistito a vari tentativi di diversi "maglioni rossi".  Per Mazzoleni e Panzeri l'Everest rappresenta poi il secondo ottomila: avevano infatti già salito con altri due Ragni, Mario Conti e Floriano Castelnuovo, il Cho Oyu il 27 settembre 88.  E, in terna di ottomila, ricordiamo che in precedenza Oreste Forno, primo lecchese su un "8000", aveva raggiunto la cima dello stesso Cho Oyu il 2 maggio 88 e, sempre nell'88, il Ragno Pino Negri aveva salito,il 13 agosto lo Shisha Pangma.

Il '92 sarà ricordato come un anno storico per i Ragni non solo per l'Everest, ma anche per due importanti novità nelle ammissioni al gruppo: la prima donna, Sonja Brambati, e il primo "free climber" puro, Stefano Alippi.

I Ragni sono alle soglie del 50° di fondazione, ma sono sempre giovani e aperti a tutte le novità.

E per i Ragni, che con molti giovani e con l'intramontabile Casimiro Ferrari continuano a centrare prestigiosi obiettivi in tutto il mondo, il'93 riserva altre due grandi soddisfazioni: la vetta del Makalu, m 8481, raggiunta da Dario Spreafico e Salvatore Panzeri, e la costituzione di un gruppo di giovani, i "Malnatt", destinato a diventare un autentico vivaio di giovani promesse per l'alpinismo lecchese.  I "Malnatt" si metteranno presto in evidenza, nella primavera '94, riprendendo con successo l'organizzazione delle gare sociali di sci, sospese da diversi anni, ed allestendo una spettacolare ed applauditissima esibizione di arrampicata sportiva sulla torre del "Palazzo delle paure" in Piazza XX Settembre, in occasione del Raduno Interregionale di alpinismo giovanile.

Siamo così già entrati nella cronaca del 1994, l'anno del 120° anniversario del CAI Lecco e del 20° della conquista del Cerro Torre.  Un anno di festa con molte manifestazioni celebrative, ma anche un anno aperto da una decisione importante e sofferta: l'autorizzazione, chiesta all'Assemblea dei soci che l'ha peraltro concessa all'unanimità, di alienare il rifugio "Vittorio Ratti" ai Piani di Bobbio.

La prematura scomparsa del gestore del rifugio aveva imposto una scelta: mantenere il rifugio (che tra l'altro aveva perso qualsiasi caratteristica di "rifugio alpino"), spendendo diverse decine di milioni per adeguarlo alle nuove normative, o metterlo in vendita, destinandone il ricavato all'acquisto di una nuova sede, più funzionale e decorosa dell'attuale e possibilmente corredata di uno spazio adattabile a palestra polifunzionale al servizio di tutti e dei giovani in particolare.  La scelta dei consiglieri era stata unanime e, dopo l'approvazione dell'Assemblea, si è dato il via all'operazione "vendita" tuttora in corso.

Anche nel'94 i Ragni sono in evidenza: Floriano Castelnuovo e Salvatore Panzeri salgono lo Shisha Pangma ed il Gruppo colloca sulla vetta della Grignetta un libro in acciaio inossidabile, destinato a raccogliere i nomi di tutti i caduti delle Grigne e di tutti i Ragni defunti.

Ideato e realizzato da Dino Piazza con la collaborazione di Antonio Invernizzi e di altri Ragni, il libro è stato inaugurato e benedetto da Mons.  Roberto Busti il 6 novembre: una cerimonia, avversata da un'autentica bufera di pioggia e vento, che ha ufficialmente aperto le celebrazioni del 50° del Gruppo Ragni.

Chiudono il'94 tre onorificenze concesse dall'Amministrazione Comunale.  Viene concessa, purtroppo alla memoria, la cittadinanza benemerita di Lecco agli alpinisti Luigi Esposito e Ugo Tizzoni, due nomi mitici nella storia dell'alpinismo lecchese ed italiano, due Amici che sono andati avanti.

Alla Sezione di Lecco del C.A.I. viene assegnato un civico riconoscimento per 120 anni di attività al servizio di quella montagna, che per Lecco è patrimonio culturale e storico, oltre che naturalistico ed alpinistico.  Un riconoscimento che premia un indirizzo sezionale rivolto non soltanto all'alpinismo di punta, ma sempre più attento ai riflessi sociali della montagna, e quindi sempre più al servizio di tutta la cittadinanza, con iniziative mirate ai ragazzi, ai giovani, agli anziani e, in generale, ad un impiego del tempo libero sano ed ambientato nella splendida natura montana.

Concludiamo questo capitolo con un cenno all'impegno profuso da diversi soci nell'espletare incarichi centrali e regionali, pesanti per chi li deve svolgere e dedicarvi tanto tempo sottratto in genere alla montagna, ma sicuramente fonte di prestigio per la Sezione.

Negli ultimi vent'anni abbiamo avuto pressoché ininterrottamente un posto nel Consiglio Centrale, occupato oggi da Vasco Cocchi e dove in precedenza si sono succeduti Riccardo Cassin, Giancarlo Riva e Gianni Lenti.

Giancarlo Riva ha ricoperto la carica di Presidente Nazionale del Soccorso Alpino dal 1983 al 1988; Roberto Osio quella di Presidente Generale degli Accademici del C.A.I. dal 1979 al 1990; Gianni Lenti è stato per diversi anni presidente della Commissione Centrale di sci-alpinismo e per sei anni presidente del Comitato di Coordinamento Lombardo, dove si sono anche succeduti come membri Giancarlo Marinoni e Giordano Dell'Oro; Paolo Cesana è dal 1984 presidente della Commissione Regionale di speleologia; molti altri soci, troppi per citarli tutti, sono stati membri di Commissioni Centrali e Regionali.

E qui noi ci fermiamo.

Ma non si ferma il CAI Lecco che in questo significativo inizio del suo secondo secolo di vita ha dimostrato di essere degno dei suoi primi splendidi cento anni e al passo con la continua evoluzione dell'alpinismo.  Certo i tempi cambiano e con essi la gente: prevedere come sarà il futuro della nostra Sezione è cosa estremamente ardua.  Siamo però certi che la passione per la montagna di tutti i soci, o forse sarebbe meglio dire di tutti i lecchesi, sarà sempre di sprone ai responsabili della Sezione per adeguarsi con intelligenza, oltre che con preparazione ed esperienza, ad un mondo che corre in modo incredibilmente veloce.

Storia recente (1994-ai giorni nostri)

(Sezione in allestimento....)